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Rapporto AIA e disciplina urbanistica

La disciplina ambientale palesa un costante e stretto collegamento a quella urbanistica.

In particolare, l’articolo 29 quater, co. 5, del TUA sottopone il rilascio dell’AIA al modulo operativo della conferenza di servizi di cui alla L. n. 241/1990, avendo cura di specificare che debbano essere invitate, oltre alle Amministrazioni competenti in materia ambientale, quelle competenti per il rilascio degli ulteriori titoli abilitativi necessari ai fini della realizzazione dell’intervento e non ricompresi nell’AIA.

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Uno contro uno ed uno contro zero occasioni mancate per migliorare la gestione dei RAEE

Per gli appassionati della materia e per chi si è trovato coinvolto dalle maglie di una normativa, che avrebbe voluto semplificare la gestione dei RAEE e l’ha invece resa più complessa, confusionaria e di fatto poco applicabile (e poco applicata), sarà interessante sapere che è in fase di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale un decreto già sottoscritto dal Ministero dell’Ambiente e che dovrebbe disciplinare l’Uno contro zero, già introdotto nel D.Lgs. 49/2014 e che dopo due anni riceve finalmente un po’ di attenzione.
Per quanti voi hanno letto il D.Lgs. 49/2014 ricorderanno che la pratica dell’Uno contro Zero era stato introdotta senza troppe spiegazioni e che in Italia sono in pochi i distributori che lo applicano, pur essendone obbligati.
Cos’è l’Uno contro Zero? E’ il ritiro gratuito da parte dei distributori di AEE dei RAEE conferiti dagli utilizzatori finali senza che vi sia l’obbligo di acquisto di una nuova apparecchiatura.
Ambiente & Rifiuti ha studiato per voi lo schema del decreto, quella che dovrebbe essere l’ultima versione, ed ancora una volta purtroppo ha constatato  come il Ministero dell’Ambiente continui a perdere occasioni utili per migliorare seriamente la raccolta dei RAEE su tutto il territorio italiano.
Nonostante la filosofia alla base di questi decreti sia nobile, la loro applicazione appare invece confusionaria ed onerosa per chi dovrebbe applicarla.
Nel corso di questo articolo andremo ad analizzare punto per punto ogni singolo articolo del decreto evidenziandone pro e contro e le criticità che ne deriverebbero se il decreto venisse pubblicato senza alcune correzioni che riteniamo essenziali.
Il decreto in pubblicazione introduce alcune novità, ma per gli aspetti tecnici si rifà semplicemente alle specifiche del D.M. 65 del 8 Marzo 2010 che era già di per sé un decreto ricco di falle, che non ha ricevuto la giusta attenzione dopo la sua pubblicazione (sono ormai passati 6 anni) e che ha lasciato in balia delle onde i distributori di AEE (almeno quelli piccoli e medi che rappresentano il vero tessuto della distribuzione italiana).

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informatica_ambiente

Rischi di Incidenti Rilevanti

News dal Ministero dell’Ambiente. In attuazione delle disposizioni di cui all’articolo 13 comma 5 del D.lgs.105/2015, è attivo, dal 15 aprile 2016, l’applicativo web “SEVESO III.0 – Sistema Comunicazione Notifiche”, funzionale all’invio, presso le amministrazioni pubbliche destinatarie, delle notifiche da parte dei gestori degli stabilimenti a rischio di incidente rilevante, soggetti alla disciplina “Seveso”.

Il servizio, realizzato da ISPRA, consentirà al gestore, di compilare on-line la notifica e di inviarla automaticamente ai destinatari, via posta elettronica certificata (PEC) e con firma digitale.

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Progettazione e gestione delle discariche: quali limiti sono superabili dalle regioni?

La materia ambientale, cui va ricondotta la regolamentazione dell’attività di progettazione e gestione delle discariche, ricade nell’ambito della potestà legislativa esclusiva dello Stato.

La Regione può statuire, in materia, o ai sensi dell’art. 196, co. 1, lett. o), del TUA, per «la definizione dei criteri per l’individuazione dei luoghi o impianti idonei allo smaltimento e la determinazione … di disposizioni speciali per rifiuti di tipo particolare»; ovvero, stabilendo livelli di tutela più elevati di quelli stabiliti dalla normativa statale.

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Contaminazione storica del sito: l’obbligo di bonifica perdura sino a quando non vengono rimosse le cause

L’art. 242, co. 11, del D.Lgs. n. 152/2006, dispone che “nel caso di eventi avvenuti anteriormente all’entrata in vigore della parte quarta del presente decreto che si manifestino successivamente a tale data in assenza di rischio immediato per l’ambiente e per la salute pubblica, il soggetto interessato comunica alla regione, alla provincia e al comune competenti l’esistenza di una potenziale contaminazione unitamente al piano di caratterizzazione del sito, al fine di determinarne l’entità e l’estensione con riferimento ai parametri indicati nelle CSC ed applica le procedure di cui ai commi 4 e seguenti”.

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Albo Gestori Ambientali – Formazione R.T.

Circolare n. 227 del 14 marzo 2016.

La Circolare n. 227 del 14 marzo 2016 contiene chiarimenti relativamente a due aspetti inerenti la formazione del responsabile tecnico.

In particolare il Comitato chiarisce se a seguito dell’entrata in vigore del D.M. 120/2014 sia possibile realizzare i corsi di formazione per responsabili tecnici di cui alla delibera 3/1999, e s.m.i, e se l’attestato di partecipazione ai suddetti corsi di formazione sostituisce la verifica iniziale della preparazione del soggetto prevista dall’articolo 13, comma 1, del DM 120/2014

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COLLEGATO AMBIENTALE – Legge 28 dicembre 2015, n. 221

Legge 28 dicembre 2015, n. 221.

Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell’uso eccessivo di risorse naturali. G.U. 18 gennaio 2016, n. 13.

Tra le disposizioni di interesse, si segnala

l’art. 13 – Sottoprodotti utilizzabili negli impianti a biomasse e biogas (zuccheri da biomasse non alimentari, i sottoprodotti della lavorazione o raffinazione di oli vegetali), che, in ogni caso, fa salve le disposizioni del TUA. Quindi, il residuo deve essere preliminarmente qualificato come sottoprodotto secondo i canoni della normativa ambientale.

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La gestione delle merci pericolose in azienda e la formazione.

“Un buon formatore è colui che si rende progressivamente inutile”
(Anonimo)

La gestione della formazione professionale in azienda è uno degli aspetti più rilevanti per l’imprenditore moderno. Più che in altri comparti, in quello delle sostanze chimiche pericolose e del loro trasporto, i percorsi formativi professionalizzanti coinvolgono tutti gli attori protagonisti della filiera: autisti, operatori di magazzino, imballatori, responsabili della sicurezza, manager. Il rischio di incidenti e di conseguenti problemi ‘legali’ e quindi costi da sopportare è troppo importante. Che cosa prevede la normativa sul trasporto di merci pericolose? In campo stradale l’obbligo è imposto dal capitolo 1.3.1 del manuale ADR che così recita: “Le persone impiegate presso gli operatori di cui al capitolo 1.4 (speditori, caricatori/scaricatori, trasportatori, ecc…), il cui campo d’attività comprende il trasporto di merci pericolose,    devono avere ricevuto una formazione rispondente alle esigenze che le loro attività e responsabilità comportano durante il trasporto di merci pericolose. I dipendenti devono essere addestrati conformemente al capitolo 1.3.2 prima di assumere delle responsabilità e devono svolgere funzioni, per le quali la formazione richiesta non è ancora stata fornita, solamente sotto la supervisione di una persona addestrata. La formazione deve anche trattare disposizioni specifiche che si applicano alla security del trasporto di merci pericolose come riportato nel capitolo 1.10” proseguendo al capitolo 1.3.2.4: “La formazione deve essere periodicamente (ogni due anni, ndr) integrata con corsi d’aggiornamento per tenere conto dei cambiamenti intervenuti nelle regolamentazioni”. Le stesse norme sono riportate anche nel regolamento marittimo (IMDG code), ferroviario (RID), per vie navigabili interne (ADN) e in quello aereo (IATA T.I/DGR IATA) e sono applicabili   anche in caso di gestioni dei trasporti ‘in esenzione’. E’ importante che la documentazione relativa ai corsi erogati sia conservata e presentata alle autorità in caso di verifiche ispettive. Una particolare categoria di lavoratori che è sottoposta ad una rigida formazione per esercitare la professione del trasporto di merci pericolose è poi quella dell’autista. “I conducenti di veicoli che trasportano merci pericolose devono possedere un certificato di formazione professionale (CFP) che autorizzi il trasporto di queste merci” (capitolo 8.2.1.1 – ADR) rilasciato a seguito esame da sostenere presso il Ministero dei Trasporti. A tale proposito, è bene ricordare che dal primo gennaio 2007, il CFP è obbligatorio per tutti i mezzi, anche quelli con portata inferiore ai 3,5 ton. Quindi il saper cosa fare è, prima ancora di essere obbligatorio, importante! Nel corso della mia attività professionale mi è capitato più volte di assistere alle conseguenze concrete della mancata formazione: incidenti con merci pericolose che si verificano per scarsa conoscenza del pericolo di una determinata sostanza o per mancanza di appropriate procedure e che hanno portato conseguenze per le persone a volte anche gravi (come serie ustioni sulla pelle per contatto con corrosivi oppure intossicazione per inalazione). Del resto anche le cronache sono piene di questi accadimenti. Oggi oramai si sta consolidando una giurisprudenza nel merito. Ricordo a puro titolo esemplificativo la Sentenza n. 1368/2004 del Tribunale di Ravenna – depositata il 5 novembre 2004 dal Giudice Unico di 1° grado Dott. Piero Messini D’Agostini – prima pronuncia italiana sulla sicurezza nel trasporto ADR, relativa al caso di un incidente con «lesioni aggravate colpose» – sanzione di natura penale – durante le operazioni di carico di una cisterna con bitume a 150°C.). Naturalmente il sinistro (per fortuna) non sempre avviene, ma ci sono i controlli delle autorità, i fermi amministrativi, le sanzioni, ecc. Il nostro Ministero Trasporti ha cercato di stimolare l’ambiente anni or sono (marzo 2006), con una proposta che definisce le modalità e i tempi per l’adozione volontaria di sistemi di certificazione di qualità da parte delle imprese di autotrasporto, in attuazione dell’articolo 11, comma 3, del decreto legislativo 21 novembre 2005, n. 286. Tra le imprese interessate, sono incluse anche quelle che effettuano il trasporto di merci in ADR. Tra i requisiti per ottenere la certificazione è prevista ovviamente la formazione obbligatoria. Agli aspetti formativi è direttamente collegato il problema della nomina del Consulente ADR previsto dal D.Lgs. 35/2010 che in azienda, tra le altre cose, è il ‘garante’ della formazione fatta al personale. Formazione, procedure, controlli (audit), sono tutte cose che insieme garantiscono all’azienda un livello efficiente di sicurezza nella gestione dei trasporti di merci pericolose. Sicurezza è la parola chiave! per il presente e nel futuro, la responsabilità della sicurezza dei trasporti di merci pericolose è affidata al datore di lavoro coadiuvato dal consulente ADR. Dal 1 luglio 2015 è entrato in vigore il nuovo ADR 2015. Le regole sono sempre più vincolanti e nulla può più essere lasciato al caso o all’improvvisazione. Vanno conosciuti e pesati con attenzione tutti i rischi e va procedurizzata la gestione delle emergenze per non farsi trovare impreparati. E’ auspicabile che tutti, ma veramente tutti, pongano la dovuta considerazione a questi temi oppure le sentenze dei tribunali inevitabilmente aumenteranno, così come il ricorso alle cure dei sanitari in caso di incidenti. Un vecchio adagio, sempre attuale, recita: ‘…chi più paga, meno paga!’. avatar Enrico Cappella Consulente e docente ADR/RID/IMDG (DGSA), specializzato sulla normativa ADR/RID, codice IMDG, CLP e schede di sicurezza.
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Spingere il riciclaggio dei RAEE ha i suoi vantaggi

Dopo una prolungata assenza sull’argomento, oggi torniamo a parlare di RAEE.

Viviamo in un mondo tecnologico, fatto di dispositivi elettronici che ci aiutano in ogni fase della giornata ed in ogni attività. Ipotizzare di vivere senza l’ausilio di questi dispositivi è ovviamente un’utopia, ne siamo assuefatti.

Affinché il nostro idillio tecnologico sia duraturo nel tempo però è necessario che tutte le materie prime per la produzione di nuovi dispositivi siano sempre disponibili ed a prezzi accessibili.

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